25 mar 2013

I vantaggi cognitivi del bilinguismo

Relatore: Silvano Tagliagambe.

Riflessione scientifico – filosofica sulle prospettive che la formazione culturale bilingue può offrire ai suoi destinatari: all’interno della dialettica tra capacità di radicamento e di proiezione, propria di ogni processo comunicativo, emerge la capacità del bilingue, propria di ogni buon traduttore, di utilizzare un doppio canone linguistico come mezzo per una interpretazione della realtà più conforme a quella del proprio interlocutore utilizzando, di volta in volta, quello più adatto alla circostanza ed agli scopi comunicativi.

Il bilinguismo è solitamente associato alla identità etnica, ma è possibile un approccio alternativo: i vantaggi cognitivi del bilinguismo precoce. Un esempio? Lo sviluppo e la crescita delle lingue naturali, ma anche i simboli iconici ed una capacità rappresentativa che deriva dalle percezioni visive. Nella lingua scritta iconica irrompe un segno convenzionale, arbitrario, estraneo ad essa: ad esempio la parola casa, senza alcun contenuto figurativo che la richiami.  Come fa la comunità linguistica a comprendere questo nuovo segno? Per farlo è essenziale che la comunicazione non si interrompa. Il significato del nuovo segno dev’essere estratto dal suo legame con il contesto linguistico tradizionale.
È dunque all’opera un duplice meccanismo: il radicamento del nuovo segno nel tessuto della lingua abituale, e la capacità di innovazione e di produzione di nuovi mezzi espressivi. Questa duplice meccanismo si fonda su un processo di flessibilità contestualmente vincolata. I vincoli derivano dalla adesione al contesto tradizionale; la flessibilità dalla capacità di proiettarsi in uno spazio alternativo. La flessibilità contestualmente vincolata è garantita dalla presenza, nell’apparato cognitivo del STRP (Sistema Triadico di Radicamento e Proiezione). Il STRP è articolato in tre tipi di intelligenza:

  • La prima è quella ecologica, legata alla capacità di rappresentazione nello spazio e di legare percezione e azione.
  • La seconda è l’intelligenza sociale, legata alla capacità di entrare nella pelle e nella mente di un altro: attraverso questa seconda capacità si costruisce uno sguardo condiviso a livello sociale.
  • La terza intelligenza è quella temporale, che consente di viaggiare nel tempo, riandare al passato attraverso la memoria, anticipare il futuro mediante le previsioni.

La radice comune di queste tre forme di intelligenza è la capacità per un verso di ancorarsi all’ambiente; per l’altro di svincolarsene proiettandosi nell’altrove. E’ la visione doppia di Giacomo Leopardi che consiste nella capacità di arricchire la percezione diretta con l’immaginazione: “All’uomo sensibile e immaginoso, che viva, come io sono vissuto gran tempo, sentendo di continuo ed immaginando, il mondo e gli oggetti sono in certo modo doppi. Egli vedrà cogli occhi una torre, una campagna; udrà con gli orecchi un suono d’una campana; e nel tempo stesso con l’immaginazione vedrà un’altra torre, un’altra campagna, udrà un altro suono. In questo secondo genere di obbietti sta tutto il bello ed il piacevole delle cose. Trista quella vita (ed è pur tale la vita comunemente) che non vede, non ode, non sente se non che oggetti semplici, quelli soli di cui gli occhi, gli orecchi e gli altri sentimenti ricevono la sensazione”.

Questa visione doppia è alla base di una strategia dello sguardo, con la quale nutriamo l’ambiente della nostra capacità di immaginazione, combinando senso della realtà e senso della possibilità Cosa c’entra tutto ciò con il bilinguismo? C’entra perché il possesso della lingua che esprime le caratteristiche del luogo in cui si vive, e potenzia le capacità di radicamento. Il possesso di una seconda lingua meno legata all’ambiente, affina invece la capacità di proiezione in uno spazio diverso.
Ne consegue la disponibilità di un doppio registro linguistico, e la possibilità di scegliere quello più adatto alla circostanza ed agli scopi comunicativi.
Ne deriva ancora la capacità di scindere la parola ed il suo significato, perché si dispone di parole appartenenti a lingue diverse per esprimere lo stesso significato.

Un secondo vantaggio del bilinguismo è quello legato al processo della comunicazione. Il modello di comunicazione di Jakobson è semplificato, e tutto basato sul messaggio; il messaggio deve passare in modo inalterato dal mittente al destinatario. Bisogna tener conto del contesto condiviso del codice comune, e del canale attraverso cui questo codice passa. Il presupposto è che non vi siano ostacoli alla trasmissione inalterata del messaggio.
Il semiologo, il matematico dimostrano che il modello di Jakobson è eccessivamente semplificato: a loro giudizio il processo di comunicazione è sempre una traduzione dalla lingua dell’io alla lingua del tu. Il possesso di una lingua comune, non garantisce la disponibilità di sotto – codici comuni: ad esempio, quando uno specialista parla della sua materia nella nostra stessa lingua, non è detto che lo si comprenda. In questo scarto tra lingua comune e  sotto – codici diversi, la parte che si perde nella comunicazione è proprio quella più interessante, quella che distingue il mittente dal destinatario.

Anche nel caso più semplice i soggetti implicati non sono 2 ma 4: il mittente che parla; il destinatario che ascolta; il modello che il mittente deve costruire per rendere la comunicazione comprensibile al destinatario; il modello che il destinatario deve costruire per rispondere adeguatamente al mittente. Lo sforzo dev’essere dunque quello di diventare buoni traduttori, per entrare nel modo migliore nella mente dell’altro.
Il vantaggio del bilingue sta nella sua abitudine di scelta fra due lingue diverse, in base alla loro maggiore capacità comunicativa nella situazione in cui ci si trova.  Il bilingue è più capace di entrare nella mente dell’altro e di calibrare il messaggio sulla base della capacità di comprensione di chi ascolta. Il bilingue si ritrova in una condizione migliore sotto il profilo dell’efficacia dei processi comunicativi.

Un terzo vantaggio del bilinguismo è particolarmente evidenziato dagli psicologi: la presenza di due registri linguistici non deve creare interferenze fra l’uno e l’altro o disturbi reciproci. Quando si utilizza un registro, si deve essere capaci di disattivare in tutto o in parte l’altro, per evitare interferenze; meglio in tutto che in parte.
Questa è la capacità di inibizione momentanea di meccanismi linguistici o cognitivi di cui pure si dispone. Perché ciò è utile? Perché l’adolescente si trova dinnanzi alla duplice esigenza di amalgamarsi con il gruppo di cui fa parte, raffinando le proprie capacità di socializzazione. Ciò andrebbe a discapito di un processo maturo di individuazione. La capacità di inibizione è dunque fondamentale perché consente all’adolescente di omologarsi al gruppo seguendone i comportamenti quando li ritiene positivi e utili; ma è anche in condizione di dire di no, bloccando, attraverso l’inibizione, il passaggio dalla visione dei comportamenti altrui alla loro passiva riproduzione, quando li ritiene non positivi. Matura così una capacità autonoma di elaborazione e di decisione

Riassumendo, il bilingue è dunque capace di radicarsi meglio nel proprio ambiente, ma anche di immaginare contesti altri. Riesce a calarsi meglio nei panni dell’altro nel processo comunicativo, quando si tratta di scegliere la forma espressiva più idonea. E’ in grado di relazionarsi con gli altri senza riprodurne passivamente i comportamenti, combinando questa capacità con lo sviluppo di una propria autonomia decisionale. Si tratta di 3 vantaggi mentali per lo sviluppo e la crescita: se il bilingue, come abbiamo cercato di dimostrare, è in grado di acquisirli meglio, la sua efficacia cognitiva, al di là di ogni posizione etno-centrica, risulta evidente.

3 Responses to I vantaggi cognitivi del bilinguismo

  1. La conferenza di Tagliagambe (una vera e propria lezione) e’, come al solito, molto interessante e stimolante. Nella affannosa ricerca di strumenti didattici e formativi sempre piu’ moderni ed innovativi , la lingua rimane sempre il principale. Mi sorprende, invece, positivamente, l’iniziativa di una TED Conferenze locale, cioe’ una TED su temi oggetto del dibattito e della cultura locale. Locale, non provinciale. Temi e/o approfondimenti nei quali portare una esperienza, una visione od un parere originale. Tecnicamente e culturalmente all’altezza delle famose TED conference americane, sono per me una bella novita’. In questo nostro mondo che sembra uniformarsi ed appiattirsi sempre piu’, verso la noia mortale del tutto uguale, vai a vedere che riesce a farsi spazio, a trovare un senso ed a coesistere anche il disuguale, il diverso ….sempre se “degno di esserlo”. Molto, molto interessante.

  2. La conversazione di Tagliagambe su “I vantaggi cognitivi del bilinguismo”, così come l’esperienza narrata di Gianni Loy, opportunamente diffuse attraverso le Ted Conference, possono costituire un valido aiuto al superamento della supremazia del monolinguismo in Sardegna e alla valorizzazione del plurilinguismo fin dalla prima età.
    Diffondere la consapevolezza dell’importanza che riveste il bilinguismo, non solo come elemento fondante la propria identità culturale ma anche per i vantaggi che esso comporta nello sviluppo intellettuale dei bambini, può contribuire a superare una volta per tutte il pregiudizio che ha portato molti fra noi sardi a scegliere tra la nostra lingua materna che appariva ormai socialmente e politicamente debole e l’italiano che rappresentava un modello economico e sociale più prestigioso. Insomma, in un momento cruciale della storia della nostra Isola, mentre anche da noi si sviluppava la scolarizzazione di massa, si è pensato (male) che per imparare bene una lingua fosse necessaria abbandonarne un’altra.
    Ora, Tagliagambe con la sua conversazione capovolge questo pregiudizio e porta al di fuori del mondo accademico informazioni significative sui vantaggi dello sviluppo bilingue nei bambini, vantaggi che vanno molto al di là della conoscenza di due lingue. Con l’aggiunta che queste conoscenze vengono introdotte in un circuito ampi,o stimolando famiglie, insegnanti, politici e operatori sociali, insomma la comunità nel suo complesso, a raccogliere e a mettere a frutto questa opportunità.
    D’altra parte, i linguisti non mancano di ribadire sia l’insufficienza degli interventi legislativi a favore del sardo sia l’importanza, nella battaglia per diffonderne la diffusione, che all’interno della stessa società si diffonda la motivazione a riprendere ad usarla. Il bambino può apprendere con semplicità il sardo fin dalla più tenera età, proprio in quanto lingua materna, instaurando con essa un profondo legame che coinvolge non solo le sue capacità intellettive ma anche emozioni e sentimenti che contribuiscono a radicare profondamente la “limba” nella sua cultura e nella sua formazione.
    Insomma, la scelta di diffondere sulla rete questi dibattiti tra le “idee che meritano” può rivelarsi uno strumento nuovo e molto efficace anche a difesa delle lingue minoritarie.

  3. In seguito alla TED conference di Tagliagambe, in vari altri blog, si sta sviluppando una discussione certamente interessante e, senz’altro, positiva.
    Tuttavia, non condivido alcune opinioni espresse. In particolare, quelle che attribuiscono al bilinguismo – non capisco perche- un valore salvifico , “ conditio sine qua non” per il riscatto della Sardegna.
    L’abitudine di attribuire sempre ad altri la responsabilita’ dei propri problemi e’ sport tanto diffuso quanto sterile. In questo caso”l’altro” sarebbe la lingua italiana o la nostra “sudditanza” linguistica, tanto che si arriva a sostenere che “In Sardegna non ci sara’ benessere senza il bilinguismo perfetto”.
    Francamente , non capisco come si possa arrivare ad una simile conclusione.
    Perche’ il benessere in Sardegna dovrebbe essere vincolato al bilinguismo perfetto?
    Benessere economico e sociale vogliono dire ricchezza , capacita’ di produrre ricchezza; vogliono dire distribuzione della ricchezza e diminuzione delle disuguaglianze, riduzione delle poverta’, giustizia sociale etc.
    Si puo’ fare anche senza bilinguismo, mi pare. Anche in Sardegna. Il mondo e’ pieno di esempi.
    Non voglio pero sfuggire al cuore del problema esposto da Tagliagambe.
    Il bilinguismo, per chi ha la fortuna di averlo, e’ una ricchezza che va’ valorizzata perche’ esprime una comunita’ , la sua cultura , la sua storia: solo questo sarebbe un motivo valido per non sprecarlo.
    In aggiunta, in un mondo come quello di oggi (…e domani ancora di piu’) sempre piu’ veloce nel cambiamento e sempre piu’ competitivo possedere maggiore profondita’ di analisi, capacita’ di apprendimento e di adattamento sono un gande vantaggio competitivo: il bilinguismo, per le ragioni che Tagliagambe ci raccontava, da un grande contributo sotto questo punto vista.
    Detto questo, se noi, invece, ci perdiamo nella retorica narcisista dell’identita e cosi via discorrendo…, non ci sara’ da aspettarsi gran che dal recupero (eventuale) del bilinguismo.
    Il futuro, infatti, dipendera’ da quanto e come investiremo (…parlo di soldi) in formazione, cultura, innovazione, ricerca. E, per il presente, in Energia, infrastrutture, Trasporti ed Information Tecnology.

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