Smart City e partecipazione

Relatore Salvatore Virdis: in questa Tedx parleremo di Smart City e Partecipazione, per la precisione di partecipazione nelle città che ambiscono a diventare Smart, secondo una definizione moderna, che vedremo, e presenteremo un metodo che non ha la pretesa di essere risolutivo, perchè il problema è un problema complesso, culturale, di lungo periodo, ma che vuole essere un punto di partenza.
Sono necessarie prima alcune premesse. Sulla partecipazione, per esempio. Voi ricorderete la canzone di Giorgio Gaber che faceva : “la libertà è partecipazione”, questo a significare che la partecipazione non è un “optional” ma è un valore, un valore fondante della Democrazia.
Si tratta di un termine semplice, autoesplicativo, che vuol dire prendere parte, condividere, se non fosse oggi surrogato da un altro termine, il consenso, che viene calcolato tramite dei sondaggi, cioè delle operazioni fatte su campioni della popolazione, più o meno qualche centinaia di persone, si estrapola il risultato, attraverso un algoritmo e si ottiene quello che viene definito il consenso e sulla base di questo si prendono decisioni più o meno importanti, più o meno strategiche.
E’ evidente che stiamo parlando di tutt’altra cosa, tant’è che gli esiti, i risultati sono evidenti, cioè noi stiamo vivendo, in questa fase un periodo di grande crisi delle rappresentanze, un periodo di grande crisi della partecipazione. La partecipazione, è in effetti un processo a due vie.
Senza confonderlo con l’assemblearismo, è un processo a due vie che coinvolge sia il rappresentante che il rappresentato; li coinvolge nelle decisioni, li coinvolge nelle scelte , li coinvolge nelle proposte. Questo non sta avvenendo ultimamente ed i risultati sono, per esempio, che nelle elezioni che abbiamo ogni 5 anni nei paesi occidentali, partecipa la metà della popolazione, addirittura negli Stati Uniti meno della metà.
Quindi è un problema molto delicato che occorre affrontare, occorre affrontare in maniera determinata ed a questo proposito noi oggi possiamo vantare degli strumenti che ci possono aiutare notevolmente. Mi riferisco in particolare agli strumenti dell’Information & Comunication Technology.
Una materia che negli ultimi tempi ha subito dei cambiamenti e dei miglioramenti tali da diventare un’altra cosa rispetto a quella che solo pochi anni fa era una materia per specialisti o per tecnici. Oggi è distribuita dappertutto, ciascuno di noi possiede un computer o uno smartphone, è semplice ad essere utilizzata.
Giusto per farvi un esempio, trent’anni fa’ io ero emigrato in Sud Africa per motivi di lavoro ed una volta alla settimana avevo la possibilità di comunicare con la mia famiglia che stava qui a Cagliari e per fare questo mi dovevo recare nell’ufficio postale, prenotare una telefonata, venivo chiamato dopo una serie di persone che c’erano prima di me, e questa telefonata avveniva in pochi secondi, pagando fior di quattrini.
Trent’anni dopo mi trovo nella stessa situazione, perchè ho un figlio che si trova in Sud Africa per motivi di lavoro e quotidianamente, quando voglio, seduto da casa mia e lui seduto da casa sua noi ci sentiamo e ci vediamo. Questo per dimostrarvi la crescita incredibile che hanno avuto questi strumenti di tipo informatico nel campo della comunicazione, e che oggi noi possiamo utilizzare per poter affrontare problemi determinanti, come quello che è , appunto, il problema della partecipazione in queste democrazie, che oggi sono in crisi appunto perchè c’è un difetto di partecipazione.
Noi il problema lo esamineremo concentrandoci sulle città. Il motivo per cui ci concentreremo sulle città è perchè nelle città viva circa il 50% della popolazione mondiale, giusto per darvi quello che è il trend dello sviluppo, nel 1900 nelle città viveva circa il 13% della popolazione e nel 2050 le previsioni dicono che oltre il 70% della popolazione vivrà nelle città, questo per darvi l’indicazione del trend dello sviluppo delle popolazioni nelle città, se in più consideriamo che oltre il 50% del PIL mondiale viene prodotto nelle città e che gran parte di questo prodotto interno lordo mondiale è fatto di servizi, beh, la città è il luogo deputato dei servizi! Quindi , la Città.
In particolare la Città Smart. Questo concetto nuovo di Smart City, che è una visione moderna della città, innovativa, che ha varie definizioni, cioè le definizioni che noi troviamo nella letteratura delle Smart City sono tantissime, però se le esaminiamo tutte, tutte hanno in comune tre cose fondamentali
Si reggono su tre pilastri fondamentali. Uno è l’innovazione, ed in particolare l’I&CT, la seconda è la sostenibilità, cioè le scelte all’interno di queste città che vogliono essere smart devono essere da un punto di vista ambientale sostenibili, quindi ecosostenibili, la terza è la partecipazione. Ecco che quindi noi affronteremo il problema in questo quadro.
Quindi possiamo incominciare a pensare alla proposta. Premetto, forse l’ho detto anche all’inizio , che la proposta non ha l’ambizione di essere risolutiva, perchè appunto ci rendiamo conto che il problema è un problema di lunga data, di lungo respiro ed è complesso, però pur da qualche cosa bisogna iniziare.
Allora, la proposta prevede, tre step, tre capisaldi fondamentali. Il primo prevede la costituzione di un assessorato alla partecipazione dell’amministrazione della Smart City. Come esiste un assessorato al bilancio perchè si ritiene che il bilancio sia una cosa importante; così come esiste un assessorato al personale perchè il personale si ritiene che sia una cosa importante, se si ritiene che sia importante la partecipazione in una Smart City bisogna creare un assessorato alla partecipazione. Si potrebbe pensare anche ad una Direzione oppure ad una Autority, però personalmente penso che sia preferibile un assessorato perchè il problema non è un problema di tipo tecnico, il problema è un problema di tipo politico.
Per cui, assessorato alla partecipazione. Immagino l’obiezione che viene ovviamente, la prima obiezione che viene è che la partecipazione è una questione cross, distribuita su tutti gli assessorati, quindi sarebbe logico che ciascuno si occupasse della propria. Effettivamente è una obiezione corretta, però fin’ora non è successo, e tra l’altro, se consideriamo il personale, anche il personale è cross su tutti gli assessorati, eppure c’è un assessorato al personale. Quindi occorre una attenzione specifica, a mio avviso, su questo problema, per poterlo affrontare.
Il secondo step, il secondo caposaldo è quello della istituzione di un regolamento per l’amministrazione condivisa, cioè di un regolamento che disciplini la condivisione dell’amministrazione, cioè che disciplini i ruoli dei cittadini e degli amministratori, attribuendo a ciascuno le proprie responsabilità, i propri diritti ed i propri ruoli.
Non c’è bisogno di inventare l’acqua calda, perchè un regolamento di un regolamento di questo tipo, ne esistono vari, sono già conosciuti ed utilizzati dai comuni italiani. Esistono delle associazioni ONLUS, oppure no -profit, che sono a disposizione per questo, io sto pensando per esempi ad una associazione che si chiama Labsus, che ha fornito questo regolamento a vari comuni, e che è già in attività in Italia, per cui basta riferirsi a questi, adattarlo alle proprie esigenze e partire.
Ed ecco quindi il metodo vero e proprio. Il terzo step. Supponiamo che l’amministrazione abbia esigenza, voglia migliorare l’ambiente della propria città, ed a questo proposito fa una proposta in cui, per esempio, propone di ridurre il carico veicolare privato, aumentare quello pubblico ed in particolare di sviluppare il trasporto di tipo elettrico, car sharing, bike sharing e così via l’esempio è fatto con una proposta dell’amministrazione, ma potrebbe avvenire anche l’inverso, cioè la proposta può essere iniziata dai cittadini, fatta propria dall’amministrazione e poi proseguita nell’iter che descriverò. Quindi l’amministrazione fa questa proposta e la assegna all’assessorato alla partecipazione, il quale seguendo un procedimenti iterativo ed utilizzando degli strumenti di comunicazione sia di tipo tradizionale che innovativo che vedremo dopo si rivolge alla popolazione distinta in, ai cittadini distinti in cittadini semplici, associazioni ed imprese, perchè è giusto distinguerli perchè hanno una visione dei problemi diversa e quindi è giusto che vengano fornite queste visioni, si rivolge a loro presentando questa proposta, ricevendo delle risposte, delle osservazioni, delle negazioni e così via discorrendo, riformulando e riadattando la proposta, reiterando il processo, scremando così, fino ad arrivare ad una soluzione finale, ad una proposta finale, che sottoporrà a referendum, il quale referendum darà origine ad un risultato ed alla fine di questo processo iterativo prende il pacchetto e lo da all’amministrazione che è sempre lei in capo alle decisioni.
Cioè l’amministrazione sarà sempre lei a decidere cosa fare o cosa non fare, solo che in questo caso la decisione è frutto di una scelta partecipativa. Gli strumenti di comunicazione che utilizzerà l’assessorato alla partecipazione, come dicevo, sono di due tipi: strumenti di tipo tradizionale e strumenti di tipo innovativo. Strumenti di tipo tradizionale sono gli strumenti, lo dice la parola, tradizionali, e quindi televisione, assemblee, radio, volantini e così via discorrendo.
Gli strumenti di tipo innovativo si fondano invece su un portale di accesso unico della comunicazione, in sostanza una piattaforma internet, che prevede, chiamiamole così, due pagine, una per l’amministrazione ed una per i cittadini e sia gli uni che gli altri riempiono queste pagine delle loro osservazioni, delle loro proposte, utilizzando gli strumenti di social network, che abbiamo a disposizione. Quindi, proviamo a pensare, all’amministrazione che nel momento in cui fa la proposta manda dei video di tipo youtube, utilizza facebook, utilizza twitter per permettere le osservazioni, interviste al sindaco etc. etc etc. La stessa cosa avviene per quello che riguarda i cittadini, con le loro osservazioni via youtube, con le loro osservazioni su Facebook, le loro proposte, le loro integrazioni etc etc etc. Tutto questo è sotto la gestione dell’assessorato alla partecipazione.
E questa è la proposta. Io immagino che l’obiezione prima che viene in mente e’ che : è possibile, una volta che si mette in mano alla cittadinanza, uno strumento così potente come quello che ho descritto, l’amministrazione, l’assessorato alla partecipazione venga subissato di una serie di osservazioni e di idee tali da mettere in difficoltà la gestione stessa.
La mia risposta è che , se ci dovessimo trovare in questa situazione, secondo me metà del percorso è già stato fatto. Vi ringrazio.

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