25 mar 2013

Sardex, la moneta cooperativa

Relatore: Carlo Mancosu.

Nel 2008, in concomitanza con il crollo di Lemhan Brothers, un gruppo di giovani sardi si impegna a cercare una soluzione per fronteggiare quella che si sarebbe rivelata, anche per l’Isola, la peggiore crisi produttiva, occupazionale e sociale dal ’29 ad oggi.

Dopo alcuni anni di studio approfondito prende piede un progetto focalizzato a dare risposta a due fondamentali problemi: riconnettere il tessuto imprenditoriale locale, incentivando la collaborazione e la reciprocità fra realtà aziendali diverse; offrire uno strumento concreto per far fronte alla generale mancanza di liquidità nel mercato.

E’ così che nasce Sardex.net, un circuito di credito reciproco,in cui le aziende, attraverso l’utilizzo di una valuta locale, il Sardex, hanno la possibilità di sostenersi reciprocamente finanziandosi a tasso zero, senza interessi. La funzione più importante del circuito è di aiutare le nostre aziende a recuperare, mantenere e/o acquisire preziose quote di mercato, risparmiando euro e al contempo aumentando il proprio fatturato e la propria rete di relazioni.

Il Sardex è solo una semplice unità di conto, utile a misurare debiti e crediti all’interno del circuito, una “moneta” il cui valore è garantito dalla fiducia delle imprese che scelgono di accettarlo, iscrivendosi al circuito, e dalla loro capacità produttiva: sono le relazioni e la collaborazione con gli iscritti e tra gli iscritti il vero motore dell’iniziativa.

Ad oggi, Oltre 1000 imprese sarde hanno avuto la forza ed il coraggio di mettersi insieme e di abbracciare questo progetto dimostrando di essere il vero punto di forza di Sardex.net: di fatto, sono loro “il Circuito”.

Quando si parla di crisi non si può fare a meno di ripensare al 2008 quando c’è stata la bancoratta di Lehman Brothers, una grande banca d’affari americana, che a causa dei titoli tossici che possedeva è esplosa.

Ciò che è successo il 15-9-2008 in realtà non ha cambiato la nostra vita nell’immediato: mio padre si è svegliato, è andato a lavorare, come tutti i giorni. Le nostre imprese allora come adesso sono in grado di produrre valore, dispensare beni e servizi, proprio come prima che questo accadesse.

La domanda che ci siamo fatti allora, quando iniziavamo a pensare al Sardex, è questa: com’è stata possibile una crisi finanziaria che ha travolto tutto il sistema creditizio, che ha portato le banche a chiudere i “rubinetti” del credito, cioè il credit crunch?

In Sardegna venivamo già da questa situazione,ma la crisi è tale, che questi numeri non si sono mai visti in tutto il ‘900: se andiamo a vedere ciò che dice Bloomberg, gli USA hanno speso la bellezza di € 7.700 mld per salvare il sistema bancario. Ma cosa sono 7.700 mld di euro? Per noi, abituati a fare i conti con pochi euro, giusto qualche centinaia, è difficile immaginarselo.

Per farvi capire cos’è stato questo piano di salvataggio, vi dirò che gli USA in tutta la loro storia hanno speso $ 3.600 mld per la Seconda Guerra Mondiale, che se rivalutiamo con l’inflazione attuale fanno circa € 3.600 mld. Per arrivare a € 7.700 dobbiamo aggiungerci la guerra in Corea, quella in Vietnam, il primo uomo sulla Luna ed ancora non ci siamo arrivati. Tutto ciò per darvi un’idea della crisi che ci ha investito.

Ci siamo dunque chiesti: cosa possiamo fare noi, nella nostra piccola isola, per fare in modo che le aziende, credit crunch a parte, possano continuare a vendere e comprare, e dunque a poter lavorare? Ci siamo immaginati un nuovo sistema, Sardex: questo permette alle aziende di potersi finanziare in maniera reciproca.

Attraverso Sardex le imprese hanno un sistema di credito non in moneta corrente, ma appunto in Sardex: un Sardex vale 1 euro. A questo punto una azienda può entrare nel circuito è acquistare ciò che serve, per esempio un pc, spendendo € 1.000 in crediti: quindi il suo conto sarà a meno € 1.000.

Di fatto, l’impresa non deve far altro che vendere ciò che fa, che produce, alle altre imprese del circuito per lo stesso valore. Infatti questa linea di credito è a tasso zero, senza interessi.

Perché ci siamo concentrati sugli interessi, sulle rendite? Perché secondo la studiosa tedesca Margareth Kennedy, queste sono la principale causa di disuguaglianza nel mondo: il 90% della popolazione paga gli interessi; il 10% li incassa.

Mi direte che non è così: io metto i soldi in banca e quando chiedo gli interessi me li danno. In realtà quando compriamo un prodotto o un servizio, i costi finanziari fanno parte del prezzo. Dunque tutte le volte che compriamo, paghiamo interessi. A chi? Al 10% della popolazione. Ma c’è di più: siccome in questo sistema per ogni credito c’è un debito,  se io incentivo i creditori a non spendere per avere maggiori rendite, chi ha un debito non riuscirà mai a pagarlo.

In Sardex questo non avviene perché chi ha debiti, non vede l’ora di pagare coi propri beni e servizi; chi ha crediti è ansioso di spenderli perché sennò l’inflazione riduce il potere d’acquisto.

A questo punto, abbiamo pensato di formare un network di imprese sarde ma ci siamo scontrati subito con una serie di luoghi comuni sulla sardità: i Sardi non sono capaci di collaborare tra loro, “pocos, locos y mal unidos”, etc. etc. Secondo noi invece i Sardi sono bravi a collaborare: in Svizzera c’è un sistema simile a Sardex dal ’34, dove 65.000 piccole imprese utilizzano la moneta FIR per fare scambi. A chi dice che i Sardi non sono Svizzeri, rispondiamo che neanche gli Svizzeri sono Sardi.

Potete capire che all’inizio non è stato facile: dovevamo costruire un network di aziende, e non avevamo aziende disposte a collaborare…Siamo andati dal primo, che ci ha detto: “Bella questa idea, quanti siamo?” “Con te, due…”. Abbiamo iniziato così, e lentamente le aziende sono diventate 1.150 in tre anni: che non sono una enormità, ma neanche poche. Tra queste imprese sono avvenuti scambi, senza utilizzare la moneta, per 10 mln di euro in beni e servizi, 3.6 mln solo nei primi 100 giorni di quest’anno, con una crescita di anno in anno del 300%.

Come tutti i sistemi a rete, questi crescono esponenzialmente man mano che arrivano nuove imprese: se pensiamo al telefono, all’inizio, quando lo possedevano in pochi pochi, non era molto considerato molto attraente: Meucci chiamava sua moglie dalla cucina alla camera da letto e viceversa….Adesso ci sono 7 mld di utenti, di cui almeno 1 mld con uno smartphone, connessi al web 24 ore su 24. Quindi, il valore di una rete cresce man mano che cresce il numero delle persone che la utilizzano.

Com’è nata la nostra idea? Naturalmente abbiamo preso spunti dagli esempi già esistenti, ma soprattutto abbiamo studiato la proposta dell’economista probabilmente più importante del ‘900, John Maynard Keynes: nel ’44, a Breton Woods, presentò la International Cleaning Union, un circuito fra nazioni che funzionava esattamente come Sardex.

Abbiamo pensato che se avrebbero potuto farlo le nazioni, avremmo potuto adattarlo anche alla nostra situazione, e l’abbiamo provato. La prova è andata bene: in futuro stiamo pensando di includere nel circuito i dipendenti delle aziende: ma questi, cosa possono dare?

Un maggiore impegno, cioè tutto quello che possono dare alla propria azienda, per avere in cambio maggiore potere di acquisto. Ma in che modo? Per esempio attraverso benefit, bonus, anticipi sui prossimi stipendi.

Faccio un esempio per capirci: un dipendente di una delle aziende in rete, aveva chiesto un anticipo sullo stipendio perché si doveva sposare. Il titolare gli risponde che non poteva dargli € 12.000 per sposarsi. Ma ha pensato: “ E se te li do in crediti Sardex questi 12.000”?

Il dipendente ci ha pensato e vedendo che nel circuito, c’era l’impresa per il ricevimento, il fornitore di bomboniere pure, etc., ha accettato. Abbiamo avuto, nei primi mesi dell’anno, un matrimonio finanziato interamente con i crediti Sardex, senza spendere un euro.

Questo è importante perché adesso quasi tutte le imprese hanno difficoltà a dare anticipi, bonus, pagare straordinari, perché non c’è liquidità. Con questo sistema siamo in grado di tornare alla situazione in cui questo era possibile, in cui c’erano i presupposti per una maggiore coesione fra datori di lavoro dipendenti.

Il terzo passo, che dobbiamo ancora compiere, è l’ingresso nel circuito dei cittadini: mi direte, “Cosa danno i cittadini alle imprese”? Offrono la propria lealtà in quanto consumatori. Se uno decide di spendere i propri euro all’interno del circuito, avrà in cambio crediti da spendere in quelle aziende. Questo è meglio di uno sconto, perché con lo sconto tu puoi spendere dove vuoi i soldi che ti rimangono ( per esempio con un gratta e vinci).

Diversamente, noi facciamo in modo che lo sconto diventi l’opportunità di fare affari per un’altra azienda del circuito. In tal modo mettiamo in connessione le aziende del territorio, sconnesse fra loro, troppo piccole per affrontare da sole la sfida della globalizzazione e quella con le grandi multinazionali che, come in tutto il mondo, lavorano pure in Sardegna.

Questa idea è stata così apprezzata, e non solo in Sardegna, che, sul modello di Sardex, e con il nostro aiuto, stanno nascendo circuiti in ogni regione d’Italia: Piemex in Piemonte, Sicanex in Sicilia, ne stanno nascendo nelle Marche, in Abruzzo, in Molise, in Emilia – Romagna, per cui secondo i nostri piani e dei nostri collaboratori, ci sarà lentamente un circuito in ogni regione d’Italia.

Sardex non è un progetto che vuole chiudersi in sé: è un progetto fatto di ragazzi che sono stati all’estero e sono tornati per portare questa esperienza a casa loro, e dopo averla elaborata la stanno rimettendo in circolo: due anni fa siamo stati studiati dalla Banca Centrale dell’Ecuador; siamo in contatto con il prof. Amato della Università Bocconi, che sta facendo il circuito a Nantes di cui era sindaco l’attuale primo ministro francese. Questo significa che anche in Sardegna, in un contesto poco avvezzo alle innovazioni,  è possibile creare idee e progetti che possono essere esportati.

Il nostro obbiettivo è quello di  John Maynard Keynes. la sua proposta, accantonata per quella di White della “dollarizzazione “ del mondo, aveva come sottotitolo Eutopia, che si contrapponeva ad Utopia: quest’ultima vuol dire non – luogo; Eutopia significa luogo felice.

Noi vogliamo che la Sardegna diventi presto una terra felice.

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