Launeddas: the Mediterranean ancestor of the bagpipes

Realatore Dante Olinas: un benvenuto alle signore ed ai signori che partecipano a questa conferenza che oggi sarà sopra uno strumento musicale particolare chiamato LAUNEDDAS.

Si tratta di uno strumento che esiste solo in Sardegna ma che era diffuso anche in altre parti della Terra.

Io cercherò, per quanto possibile, di far comprendere quale sia stato – negli ultimi 3/4 mila anni – il movimento degli strumenti come le Launeddas.

Prima di tutto vorrei, però, dire che le Launeddas sono considerate uno strumento olistico che sta a significare che il loro suono riesce a coinvolgere la mente, il corpo, il cuore, tutto. Questa è la definizione che ha dato Saam Schlamminger uno studioso tedesco della musica da trance; un altro amico studioso spagnolo ha detto che le Launeddas sono uno “strumento totale”. In effetti in esso vi è melodia, vi è armonia, vi è ritmo nonché contrappunto e tutta una congerie di elementi che hanno portato i Sardi a chiamarlo “concerto”! C’è tutto e nulla manca.

La cosa più importante, comunque, per cogliere il senso delle Launeddas è quello di vedere un breve filmato di un giovanissimo suonatore di Launeddas che si chiama Michele Deiana, allievo di Orlando Mascia, che ci farà ascoltare un frammento di una “Processione” con Launedddas.

Avete avuto una piccola idea di che cosa siano le Launeddas. Ecco per entrare nello specifico dello strumento adesso vediamo una fotografia che mostra lo strumento; ecco io ne ho uno proprio qui per essere ancora più chiari. Praticamente stiamo parlando di uno strumento costituito da elementi esclusivamente naturali: abbiamo tre tipi di canne diverse, con in in alto la cera d’api e lo spago per legarle. Tutto biologico. E’ uno strumento “organico”, direbbero gli Inglesi perché perfettamente costruito con elementi naturali. Il peso è meraviglioso: massimo 60/70 grammi per un “Cuntzertu” di Launeddas!

Questo strumento esiste solo in Sardegna dove vive da migliaia di anni e dove si è sviluppato moltissimo: per averne un’idea, adesso vi faccio vedere una fotografia che è una rappresentazione di tutte le possibilità che hanno le Launeddas. Quando noi accenniamo alle Launeddas non ci riferiamo ad un solo strumento ma a ben nove “famiglie” di strumenti ed ognuna ha le sue “filiazioni” come si vede dalla realizzazione che è nel nostro sito e che dà l’idea della complessità dello strumento. In totale gli strumenti sono 87 strumenti. Ogni strumento, come abbiamo anche visto nella presentazione di Michele, ha tre bocchini: abbiamo perciò 87 e circa 300 bocchini. Una cosa incredibile e pazzesca dal punto di vista della costruzione!

I suonatori sono in grado di costruire ma molto spesso ordinano gli strumenti ad un costruttore. Da dove arriva in Sardegna questo Strumento? Abbiamo una fotografia di un bronzetto che si trova nel Museo Archeologico di Cagliari: “Il bronzetto del suonatore di launeddas” come è stato definito da Bentzon, uno studioso Danese della musica della launeddas e della Musica Sarda. Questo è il primo documento che abbiamo sulle Launeddas, ciò significa che già nel periodo Nuragico, 1000 anni Avanti Cristo, le Launeddas erano così diffuse a tal punto da dedicare loro un bronzetto . . . Si tratta quindi di uno strumento che proviene direttamente dalla Civiltà Nuragica e che è giunto fino a noi con la stessa struttura e, speriamo, con la stessa musica (ma non lo sappiamo)!

Strumenti simili alle Launeddas si trovano anche in diverse parti dell’Europa. Lo studioso danese Andreas Fridolin W. Bentzon ha avanzato una ipotesi secondo la quale questo strumento a tre canne fosse presente in diverse parti d’Europa, ma durante il Medioevo, si trasformò in Cornamusa. Le zone verdi di questa fotografia indicano le aree di diffusione di questo strumento dove però si è perso completamente e cioè: in Scozia, Irlanda, Regno Unito, Spagna ed anche in Sicilia dove, appena ieri, con un amico, abbiamo scoperto l’esistenza di questo strumento a tre canne. In tutte queste zone è sparito completamente (sono rimaste alcune raffigurazioni, ma nessuno strumento): l’unico posto dove questo strumento è sopravvissuto è la Sardegna!

Il Bentzon ha ipotizzato che, nel Medioevo, forse per qualche motivo che, secondo me, può essere legato alla canna, questo strumento si è trasformato in cornamusa. Guardiamo ora una diapositiva che mostra due immagini delle “Cantigas de Santa Maria”, di Alfonso el Sabio, del 1280 circa. Bentzon conosceva la prima immagine (quella di sinistra) con le cosiddette “Launeddas spagnole” e non conosceva la seconda: entrambe le immagini sono nello stesso libro e confermano quello che aveva pensato Bentzon e cioè che nel Medioevo lo strumento si è trasformato in Cornamusa.

La Cornamusa, grazie agli Inglesi, agli Olandesi ed agli Scozzesi si è diffusa praticamente in tutto il Mondo. Abbiamo perciò Cornamuse in Canada ed America, in tutti gli Stati Arabi in cui ognuno ha una orchestra di Cornamuse. Lo stesso Sceicco dell’Oman che è venuto (in visita) a Cagliari aveva la sua orchestra di suonatori di Cornamuse che indossavano il “kilt” come gli Scozzesi: (evidentemente, siccome in quelle zone fa caldo, prendere aria con il kilt è piacevole . . . Praticamente la Cornamusa si è diffusa fino all’India ed al Sud dell’Africa. In ogni Luogo, ormai, ci sono Cornamuse. E l’unico strumento che ha fatto nascere le Cornamuse – almeno fino a prova contraria – è uno strumento a tre canne, cioè le Launeddas!

E questo, almeno per Noi, è di particolare importanza: cioè Noi sardi possediamo il Capostipite di tutte le Cornamuse del Mondo ed abbiamo la possibilità di far vedere a tutto il Mondo ed abbiamo la possibilità di mettere in mostra per tutto il mondo la competenza della stessa costruzione delle ance . . . Dicevo prima che in altri Luoghi questo strumento è sparito perché il “CUORE” di questo strumento è l’ Ancia , questa piccola lingua, quasi invisibile, senza la quale lo strumento non emette il suono. Per farla occorre una Canna speciale e questa Canna speciale si trova in Sardegna. Negli altri Paesi, non essendoci Canne a disposizione, né in Francia né in Spagna, né in Inghilterra ad un certo punto hanno cambiato e per salvare le ance, che altre volte facevano dal sambuco, hanno prodotto la sacca per poter soffiare perché in assenza dell’ancia in bocca non avrebbero potuto produrre il fiato continuo.

Praticamente, in Sardegna abbiamo la possibilità di costruire le ance per tutte le cornamuse del Mondo e in qualche misura già lo si sta facendo in qualche misura. E ve ne mostro un esempio con questa fotografia: si riferisce ad un amico Pittanu Perra che è sia un Ingegnere sia uno che ha studiato le Launeddas nella Scuola di Iscandula e si è formato come costruttore di Launeddas. E’ bravo a tal punto da esportare Canne e Ance in ogni parte del Mondo. Siccome il lavoro ce l’ha, per questo non si fa pagare alcunché. In cambio richiede talvolta degli strumenti di altri Luoghi fatti con le sue canne. E così riceve strumenti dal Giappone, dalla Norvegia, da ogni parte del Mondo.

Ma perché io vi racconto l’esempio di Pittanu, che come vedete ha le canne ben selezionate secondo la data del taglio, lo strumento al quale sono destinate etc.? Per il fatto che questa competenza dei Sardi e dei costruttori di launeddas non proviene dalla cosiddetta Accademia ma dall’aver imparato tutto “oralmente” dal proprio maestro sia costruttore sia suonatore e, al giorno d’oggi, la grande specializzazione raggiunta è così alta che, per esempio Pittanu Perra, è stato menzionato all’Institute of Fine Arts di New York, come la speranza per la ricostruzione degli strumenti della archeomusicologia. Infatti, Pittanu, ha già ricostruito lo strumento Aulos Greco. Questa estate eravamo insieme in Grecia e lì i Greci sono letteralmente impazziti ed hanno detto “E’ Zeus o Apollo che ti manda!”. Erano duemila anni che non sentivano l’”Aulos” e Pittanu lo ha ricostruito ed ha suonato con esso. Egli ha poi costruito un altro strumento della Civiltà Minoica di cui si aveva soltanto un disegno in una tomba. E così via ne ha ricostruito altri che adesso sta utilizzando la Professoressa Billìa, docente di Archeomusica, per le Conferenze che tiene in America ed in diverse parti del Mondo.

Io vorrei, quindi, dire che la Sardegna si trova con in mano un tesoro così grande che ci invidiano. In altri luoghi, in altre Nazioni, in altri Stati esso sarebbe già diventato un punto di riferimento assai importante. Vale a dire che, in primis possediamo uno dei pochi reperti della Cultura Nuragica che è ancora in vita e che funziona bene assai se consideriamo la musica e gli strumenti che produce. Come minimo, perciò, dovremmo farlo diventare il vero Emblema della Sardegna proprio perché tutti ce la invidiano: penso, qualche volta, agli amici Irlandesi che hanno i passaporti con il contrassegno dell’Arpa Celtica sulla copertina. Anche noi, – se un giorno avessimo il passaporto – potremmo averlo con le Launeddas in modo tale che chiunque ed in qualsiasi Paese, arrivando, ci potrebbe dire “Ah! Sei Sardo!” perché il simbolo delle Launeddas è inconfondibile.

Una cosa particolarmente significativa sarebbe se tutta la competenza che hanno i molti giovani Suonatori fosse presa in considerazione ed anche insegnata nelle Scuole perché ciò che fanno questi Giovani lo hanno raggiunto in virtù di sacrifici enormi (profondendo risorse finanziarie), di ricerche etc. Ci dovrebbe essere un sostegno, una collaborazione affinché questa conoscenza e queste competenze siano maggiori e vengano sviluppate e possa essere di grande aiuto a molti.

Un’altra cosa che sarebbe da fare ed ha notevole importanza, potremmo dire, riguarda la canna che è una risorsa in Sardegna poco considerata ma che è fondamentale per la stessa costruzione di ance per oboi, clarinetti o sassofoni, etc. Dovrebbe nascere una coltivazione selezionata di questo tipo di canna (selezionata nella coltivazione, nella raccolta, nella stagionatura… e fino al prodotto finale): noi potremmo fornire le ance per tutte le cornamuse del Mondo che utilizzano, ormai, solo Ance di plastica! Potremmo cioè fornire un elemento “biologico” a tutti coloro che utilizzano ance di plastica e contribuire a migliorare lo stesso suono degli strumenti. Ancora: a me piacerebbe molto, e lo desidero assai, se nelle scuole – in Sardegna o, perlomeno, in Sardegna – i ragazzi che imparano la musica con i flauti di plastica (che a volte hanno anche un brutto odore!) prendessero – anziché un flauto di plastica – possano prendere una “mancosedda” con le sue note e, magari, costruendola con le proprie mani! E tenete conto che tutti coloro che a scuola sono riusciti a costruire degli strumenti sono letteralmente “impazziti” perché la manualità diretta, lavorare con un elemento naturale piace moltissimo.

Queste sarebbero alcune delle cose che mi piacerebbe vedere realizzate in Sardegna, ma adesso vorrei “chiudere” la conferenza chiedendo che venga fatta vedere un altro filmato nel quale Michele Deiana ci fa vedere e sentire una parte fondamentale del Repertorio Sardo che è il repertorio del ballo. Vi ringrazio molto ed ascoltiamo insieme questa esecuzione di Michele.

 

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