La nuova questione energetica sarda

Relatore: Antioco Mario Gregu. L’aggravarsi della crisi economica, e le sue drammatiche ripercussioni nell’Isola, fanno emergere con forza la necessità di fare chiarezza sulle politiche regionali che determineranno le future linee di sviluppo della Sardegna in campo energetico.

Un’analisi di strettissima attualità, rivolta alla società civile ed ai vertici del governo regionale, che sottolinea l’urgenza di ponderare attentamente le scelte in ambito industriale per invertire, nel futuro prossimo e venturo, il dato di fatto storico per cui alla Sardegna è stato sostanzialmente imposto  dall’  esterno l’assetto industriale ed energetico che attualmente la caratterizza.

La disponibilità di energia sicura e competitiva ha alimentato la crescita economica delle comunità fin dall’alba dei tempi. Ciò è ancora più vero se si analizzano i dati della crescita economica del mondo nato dalla rivoluzione industriale dell’800 e li si confronta con il fabbisogno energetico conseguente: la relazione di proporzionalità diretta è evidente, ad indicare il fatto che per la crescita del benessere economico occorre disporre di quantità crescenti di energia.

Le economie più avanzate (soprattutto negli ultimi decenni) hanno sviluppato tecnologie e sistemi che hanno consentito di ridurre l’incremento dell’unità di energia per produrre un incremento unitario di benessere (intensità energetica del PIL). Di contro le economie in via di sviluppo necessitano di grandi quantità di energia per raggiungere livelli di benessere economico anche solo paragonabili a quelli delle economie forti.

Peraltro, negli ultimi decenni si è andata affermando una grande sensibilità verso l’uso razionale delle risorse ambientali, spingendo i governi e le organizzazioni più sensibili a considerare l’ambiente una delle componenti essenziali del benessere.

Gli studi sempre più approfonditi e condivisi a livello mondiale hanno ormai reso evidente la relazione stringente tra l’utilizzo di fonti energetiche fossili e il riscaldamento del pianeta, soprattutto in relazione alla emissione in atmosfera di Gas ad Effetto Serra (GHG), in particolare anidride carbonica (CO2). Il risultato di questo incremento di attenzione ai temi ambientali ha portato a parlare sempre più di “economia sostenibile” ed ancora più di “sviluppo economico ambientalmente sostenibile”.

Che in Sardegna esista una “questione energetica” è un fatto di cui anche i muri sono stufi di sentire. Che la “politica” fatichi ad averne piena consapevolezza è altrettanto evidente. Il dibattito su questo tema è carente, sebbene carente non sia la conoscenza tecnica, economica e scientifica disponibile nella nostra isola. Le Università, alcuni istituti di ricerca (pubblici e privati), il mondo delle associazioni, sono portatori di quanto utile alla piena comprensione della dimensione ed importanza di questa vitale “questione” per il futuro della Sardegna.

Negli ultimi 10 anni sono stati elaborati due Piani Energetici Ambientali Regionali (PEAR) da validi studiosi dell’Università di Cagliari, entrambi approvati dalle Giunte Regionali del momento, ma mai portati ad una discussione e consapevolezza pubblica. Quello che l’esperienza dei PEAR insegna è che questo metodo di elaborazione “una tantum” di informazioni del passato e predisposizione di ipotesi per il futuro è strutturalmente inadeguato.

Occuparsi programmaticamente della “questione energetica” della Sardegna impone di farlo con continuità, attraverso gli strumenti programmatori disponibili, con cadenza almeno annuale e con verifiche continue del grado di conseguimento di quanto pianificato. Inoltre  è indispensabile che il Documento di Piano venga diffuso e discusso con tutti i portatori di interesse (a partire dai cittadini); solo così sarà possibile che le varie iniziative in materia energetica che si propongono nei territori, siano già note alle popolazioni che le ospitano, avendole queste discusse ed eventualmente approvate per tempo.

La Sardegna, come peraltro l’Italia, è una regione importatrice di fonti primarie di energia. Infatti, per soddisfare un fabbisogno lordo, nel 2008, di 5,3 Milioni di TEP (unità di misura convenzionale pari all’energia contenuta in una tonnellata di petrolio standard), ne ha prodotto internamente 0,4 Milioni di TEP  e ha importato la restante parte. A questo consumo interno si aggiunge la movimentazione in ingresso ed in uscita (e soprattutto la trasformazione negli impianti industriali energetici) della materia prima e dei prodotti finiti per e dall’industria petrolifera e petrolchimica (oltre 18 Milioni di TEP). Il fabbisogno interno di energia è stato soddisfatto per il 95% da fonti fossili (Carbone e Petrolio grezzo) e per il 5% da fonti rinnovabili (prevalentemente idroelettrico, eolico e fotovoltaico). Al netto dei consumi e delle perdite e degli “usi non energetici”, il consumo finale di energia è stato di poco superiore ai 3 Milioni di TEP, composto per circa 1/3 di Energia Elettrica e per quasi 2/3 di prodotti petroliferi.

I principali settori economici di consumo sono l’industria, che rappresenta circa il 33% dell’energia complessiva consumata, i trasporti con quasi il 40% e il settore civile (residenziale e servizi) per il 25%. Marginale il consumo energetico del settore agricolo. Le fonti primarie sopra dette hanno anche generato 13,6 Miliardi di Kwh di Energia Elettrica (il 7% della quale viene da fonte rinnovabile), utilizzata quasi interamente nell’isola.

Abbiamo visto che la Sardegna è una regione importatrice di fonti primarie di energia per oltre il 90% del fabbisogno. Negli anni a venire questa dipendenza energetica della Sardegna potrà essere attenuata grazie all’incremento di produzione di energia da fonti rinnovabili, che tuttavia, come i piani evidenziano, nel medio periodo non potrà superare il 15-17% dei consumi finali lordi. Come pure in questa direzione agiranno la riduzione dei consumi che la probabile trasformazione del sistema industriale porterà con se e lo stimolo al risparmio ed all’efficienze energetica.

Tuttavia, in assenza di altre risorse interne da utilizzare, l’isola resterà dipendente dagli approvvigionamenti esterni di energia per almeno i ¾ del proprio fabbisogno. Questa previsione potrebbe essere modificata se fosse possibile utilizzare due fonti endogene come il carbone Sulcis e l’eventuale gas metano presente nel sottosuolo della pianura del campidano. Le principali motivazioni che finora hanno condizionato questa eventualità sono di natura economica ed ambientale.

Non appare possibile prevedere a breve un utilizzo estensivo di queste fonti: per il costo superiore ai ricavi per il carbone e per la fase ancora preliminare nella valutazione delle ipotizzate riserve di gas naturale. Peraltro, le popolazioni nel cui territorio queste iniziative dovrebbero concretizzarsi, si interrogano se vi sia compatibilità con le attuali e future aspirazioni di sviluppo della loro economia e della qualità della vita.

Non credo sia possibile e utile alla nostra regione produrre in maniera strutturalmente antieconomica una fonte come il carbone o alterare l’equilibrio produttivo di un territorio, soprattutto se esso è funzionale al conseguimento di altri obiettivi come quello dello sviluppo dell’agro-industria, senza valutarne prima la compatibilità per una coesistenza sinergica. Queste due grandi questioni devono essere affrontate in maniera razionale, basandosi sulla conoscenza e sulla ricerca, sulla oggettività delle informazioni e sul confronto non ideologico.

La ricerca, mirata e produttiva, sulle tecnologie pulite dell’uso del carbone e la conoscenza, anche attraverso la perforazione di un pozzo esplorativo, di cosa contiene il sottosuolo sardo, sono premessa indispensabile per le decisioni corrette. La “Sardegna Politica” deve dunque rispondere ad alcune grandi questioni:

  • Quale fabbisogno energetico – per alimentare quale tessuto economico – attraverso quali infrastrutture?
  • Quale sistema di produzione, trasmissione distribuzione dell’energia elettrica?
  • Quale valorizzazione per le risorse primarie interne (FER, Gas Naturale, Carbone, Geotermia)?
  • Quali infrastrutture per l’approvvigionamento del Gas Naturale (Metano) (Gasdotti, Rigassificatori, piccole unità di Evaporazione)?

 

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